Il dramma di Gianluca Pessotto
tratto da www.torcidagranata.it
Ha
cercato la morte gettandosi dal tetto della sede della Juventus con un rosario
in mano. Gianluca Pessotto, 36 anni, ex giocatore bianconero e da pochi mesi
nuovo
team manager della Juventus è ricoverato da ieri pomeriggio in gravi condizioni
alla clinica torinese delle Molinette: ha riportato fratture multiple ed è stato
sottoposto
ad un intervento chirurgico per bloccare un'emorragia interna. Pessotto soffriva
di crisi depressive legate a problemi personali.
L’ex calciatore e ora team manager della Juventus si lancia dal tetto della sede bianconera a Torino. È grave, ma fuori pericolo
Giù
dall'abbaino, tranciando la fila d'aghi antipiccione. Giù, un volo di 15 metri,
quattro piani della sede bianconera, e il corpo che si frantuma con un colpo
sordo sui sampietrini del parcheggio. Così si infila tra la 147 di Roberto
Bettega e la Phedra impolverata, preferita ieri l'altro da Luciano Moggi. Questo
tentato suicidio, questa tragedia dell'ex terzino e prossimo team manager della
Juve Gianluca Pessotto, che si lancia nel vuoto con le dita incrociate al
rosario,
sintetizza il crepuscolo della Juve. Ci sono troppi motivi per dare una ragione
al gesto comunque folle di togliersi la vita. Di un fresco ex giocatore di una
grande squadra sconvolta prima dal doping e oggi dai trucchi di Big Luciano.
Voci. Vuoi vedere che l'hanno talmente dopato che una malattia lo stava
divorando? Ancora voci. No, no senti qua, Pessotto scommetteva come Gianluigi
Buffon; macché era intimo di Moggi: il ventilatore del fango gira veloce.
Invece, è un dramma familiare, personale,
la depressione che scava impietosa, il matrimonio che, pare, scricchiola. Se si
separano maturano un addio inaffrontabile per uno come lui, poi, che era tutto
chiesa, famiglia e pallone.
E certo che le scarpe al chiodo, gli scandali ti fanno sprofondare se già di tuo
stai male, con la morte nel cuore. Così ieri mattina è entrato in sede, ha
salutato veloce il portiere Luigi e poi due rampe di scale a doppio gradino come
amava salire per sentirsi in forma, lì alla segreteria sportiva per quattro
chiacchiere. Fino alle 12.30. Poi gli altri 80 tra impiegati e dirigenti del
club bianconero l'hanno perso di vista. Sparito. Riaggancia il telefono con la
moglie Reana, ennesima discussione sul fine settimana a Laigueglia, in Liguria.
Con un amico di lei, il parrucchiere dei vip sotto la Mole ma lui ha un altro
dna e altro per la testa: «Devo pensare alla Juve». Balle, la scelta è già
compiuta. Gianluca sale, sorpassa l'ufficio di Bettega, costeggia la sala del
Consiglio al terzo piano. Ancora un altro giro di scale,
senza farsi beccare. Cerca la morte Pessotto. Cerca prima il solaio, poi la
porta, infine quella finestra. E il vuoto.
Ha guardato giù, lasciando sul davanzale il telefonino e il portachiavi. Fa
venire in mente la casistica infinita dei suicidi che vogliono sfregiare loro
stessi. Così l'ordine, la mente li porta a lasciare gli oggetti personali. La
segretaria di Roberto Calvi, il banchiere di Dio dell'Ambrosiano, si tolse
addirittura le scarpe, appaiandole sul davanzale, prima di lanciarsi anche lei
dall'ufficio di tutti i giorni.
Ma Pessotto un lavoro ancora non l'aveva. O meglio, interessi ne coltivava
tanti. Studente innanzitutto, visto che da geometra contava di laurearsi in
giurisprudenza. Con i libri aperti sul comodino. E prossimo team manager del
club. Se non fosse che i dirigenti distratti dal ciclone Moggi e dal Cda rasato
al suolo, non gli avevano ancora dato una scrivania, un telefono, l'armadietto.
Quando poi è sceso giù nessuno ha capito più niente. Le ragioniere che
strillavano per le scale, Gianluca che boccheggiava. Uno strazio. Allo schianto,
Luigi, il portiere, non se n'era nemmeno accorto: «Il colpo? Pensavo che fosse
l'ascensore. Sa ogni tanto singhiozza e si ferma».
Qui nessuno l'immaginava e nessuno se n'è accorto. L'hanno ripetuto agli agenti
della mobile, che ha interrogato impiegati e manager per tutto il giorno. Da
copione. «È atroce, atroce - riesce a dire la moglie Reana in ospedale mentre
sorseggia dell'acqua al bar - lui sta un po' meglio, pensate a come sto io… ».
Piange. È sotto choc e divide con altri l'inevitabile senso di colpa.
La sorregge Alessio Secco, il nuovo direttore sportivo. La Rianimazione
dell'ospedale Molinette, dove è ricoverato, sta a meno due. Due piani sotto
terra, in corridoi bui, con le flebo che corrono attaccate ai disperati.
Reana, capelli biondi arruffati, vestita di bianco, arriva di corsa, sbaglia
ingresso. Il panico piega la sua bellezza. La proteggono due portantini: ma che
le dici, che le spieghi? Poi il cordone della polizia stringe il pronto
soccorso. E arrivano tutti, il circo mediatico fuori,
dentro Michelangelo Rampulla, Romy Gay, Roberto Bettega, Andrea Agnelli, figlio
di Umberto. Fino al muso nero del gippone, vetri oscurati, con Del Piero,
Zambrotta e Ferrara. Amici: «Sono ragazzi speciali - commenta Reana - abbiamo
pianto insieme». Gianluca è sedato, intubato.
Entra esce dalla sala operatoria. Due interventi a distanza ravvicinata per
bloccare l'emorragia di un'arteria e assestare il bacino. Poi la risonanza
magnetica e stamane l'equipe ortopedica di Claudio Robbia per sistemare le
fratture esposte di gamba e piede.
IN BOCCA AL LUPO GIANLUCA FACCIAMO IL TIFO PER TE !